Riflessioni /Il Papa parla ai giovani

Indicazioni di vita

La felicità

L'uomo è fatto per la felicità. La vostra sete di felicità è dunque legittima. Per questa vostra attesa Cristo ha la risposta. Egli però vi chiede di fidarvi di Lui. La gioia vera è una conquista, che non si raggiunge senza una lotta lunga e difficile. Cristo possiede il segreto della vittoria. ? Numerose e allettanti sono le proposte che vi sollecitano da ogni parte: molti vi parlano di una gioia che si può ottenere con il denaro, con il successo, con il potere.

Soprattutto vi dicono di una gioia che coincide con il piacere superficiale ed effimero dei sensi?E' camminando con Cristo che si può conquistare la gioia, quella vera!
(Discorso alla festa di apertura, Toronto 25 luglio 2002)

Una diffusa cultura dell'effimero, che assegna valore a ciò che piace ed appare bello, vorrebbe far credere che per essere felici sia necessario rimuovere la croce.
Viene presentato come ideale un successo facile, una carriera rapida, una sessualità disgiunta dal senso di responsabilità e, finalmente, un'esistenza centrata sulla propria affermazione, spesso senza rispetto per gli altri. Aprite però bene gli occhi, cari giovani: questa non è la strada che fa vivere, ma il sentiero che sprofonda nella morte.
(Discorso al II Meeting Internazionale ?Giovani verso Assisi?, 18 agosto 2001)

La santità

È proprio della condizione umana e, in particolar modo, della gioventù, cercare l'Assoluto, il senso e la pienezza dell'esistenza. Se conservate grandi desideri per il Signore, saprete evitare la mediocrità e il conformismo, così diffusi nella nostra società?Come il sale dà sapore al cibo e la luce illumina le tenebre, così la santità dà senso pieno alla vita, rendendola riflesso della gloria di Dio. Quanti santi, anche tra i giovani, annovera la storia della Chiesa!
(Messaggio per la XVIII GMG 13 aprile 2003)

?Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Lc 9, 23). Queste parole esprimono la radicalità di una scelta che non ammette indugi e ripensamenti. E' un'esigenza dura, che ha impressionato gli stessi discepoli e nel corso dei secoli ha trattenuto molti uomini e donne dal seguire Cristo. Ma proprio questa radicalità ha anche prodotto frutti mirabili di santità e di martirio, che confortano nel tempo il cammino della Chiesa. Oggi ancora questa parola suona scandalo e follia. Eppure è con essa che ci si deve confrontare, perché la via tracciata da Dio per il suo Figlio è la stessa che deve percorrere il discepolo, deciso a porsi alla sua sequela. Non ci sono due strade, ma una soltanto: quella percorsa dal Maestro. Al discepolo non è consentito di inventarne un'altra? "Rinneghi se stesso". Rinnegare se stessi significa rinunciare al proprio progetto, spesso limitato e meschino, per accogliere quello di Dio: ecco il cammino della conversione, indispensabile per l'esistenza cristiana.
(Messaggio per la XVI GMG, 2001)

La santità non è una sorta di percorso ascetico straordinario, praticabile solo da alcuni «geni», ma, come ho ricordato nella recente Lettera apostolica Novo millennio ineunte, è la «misura alta» della vita cristiana ordinaria. Santità è fare qualcosa di bello ogni giorno per Dio, ma anche riconoscere ciò che Lui ha fatto e continua a compiere in noi e per noi. Siate santi, giovani carissimi, perché la mancanza di santità è ciò che rende triste il mondo! ?
Carissimi giovani, imparate anche voi a guardare il prossimo e il creato con gli occhi di Dio. Rispettate principalmente il suo vertice, che è la persona umana. Alla scuola di così validi maestri, apprendete l'uso sobrio e attento dei beni. Adoperatevi perché essi siano meglio distribuiti e condivisi, nel pieno rispetto dei diritti di ogni persona. Leggendo il grande libro della creazione, si apra il vostro spirito alla lode riconoscente verso il Creatore.
(Discorso al II Meeting Internazionale ?Giovani verso Assisi?, 18 agosto 2001)

La carità

Vi rinnovo di cuore l'invito pressante a spalancare le porte a Cristo, il quale "a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio" (Gv 1,12). Accogliere Cristo significa ricevere dal Padre la consegna a vivere nell'amore per Lui e per i fratelli, sentendosi solidali con tutti, senza discriminazione alcuna;
significa credere che nella storia umana, pur segnata dal male e dalla sofferenza, l'ultima parola appartiene alla vita e all'amore, perché Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi, affinché noi potessimo abitare in Lui? «Passione» vuol dire amore appassionato, che nel donarsi non fa calcoli: la passione di Cristo è il culmine di tutta un'esistenza «data» ai fratelli per rivelare il cuore del Padre. La Croce, che sembra innalzarsi da terra, in realtà pende dal cielo, come abbraccio divino che stringe l'universo. La Croce "si rivela come il centro, il senso e il fine di tutta la storia e di ogni vita umana" (Evangelium vitae, 50).
(Messaggio per la XV GMG, 2000)

I sacramenti

Approfondite lo studio della Parola di Dio e lasciate che essa illumini la vostra mente ed il vostro cuore.
Traete la forza dalla grazia sacramentale della Riconciliazione e dell?Eucaristia.
Frequentate il Signore in quel ?cuore a cuore? che è l?adorazione eucaristica.
Giorno dopo giorno, riceverete nuovo slancio che vi consentirà di confortare coloro che soffrono e di portare la pace nel mondo.
(Messaggio per la XVII GMG 18-28 luglio 2002)