Riflessioni /Santi e Beati

Federico Ozanam

Antonio Federico Ozanam nacque a Milano, il 23 aprile 1813, da famiglia francese, che vi risiedeva durante l'impero napoleonico e che ritornò a Lione, di dove era originaria, nel 1815.
Di una purezza angelica, di una sincerità senza espedienti, pieno di tenera compassione per tutte le sofferenze, Federico, tuttavia, non aveva un carattere facile. A quindici anni, Federico attraversò un periodo di dubbio sulla fede. Influenzato dal clima di incredulità che regnava, finì col chiedersi perché mai credesse. Nel colmo della prova, promise al Signore, se degnasse far brillare ai suoi occhi la
verità, di consacrare l'intera vita a difenderla. Dio lo ascoltò e lo guidò verso don Noirot. Questo prete, professore di filosofia, gli insegnò a consolidare la fede con un uso corretto della ragione. Nel 1830, Federico fu mandato a Parigi a studiare Legge. Lì costituì un gruppo di giovani cattolici intelligenti e risoluti: "Provavamo il bisogno di rafforzare la nostra fede in mezzo agli assalti che le muovevano i vari sistemi della falsa scienza". Ma la formazione dottrinale e gli scambi storici con gli amici di tutte le credenze ben presto non gli bastarono più. Colpito dal rimprovero di non far vedere al mondo la fede, iniziò con alcuni amici ad organizzare opere di beneficenza: il 23 aprile 1833, Federico e sei dei suoi amici inaugurarono una "Conferenza di carità", sotto il patrocinio di San Vincenzo de' Paoli. Nasceva così la opera delle Conferenze di San Vincenzo de' Paoli. I soccorsi materiali e spirituali arrecati ai poveri manifestarono la vitalità della carità cristiana. Ma Ozanam allargò la sua visuale e, di fronte alla situazione della sua epoca, considerò le esigenze della carità sul piano sociale e politico: ?La questione che divide gli uomini ai giorni nostri, dice, non è una questione di forme politiche,Ozanam ottenne per due volte il grado di dottore; dopo aver brillantemente conseguito la libera docenza presso l'Università di Parigi, gli venne attribuita la cattedra di Diritto Commerciale a Lione, poi di Storia e letterature straniere alla Sorbona.
Si applicò a valorizzare la religione Cattolica a partire dalla storia.Per una disposizione misteriosa della Provvidenza, quella vita tanto riempita doveva ben presto concludersi. Nel 1846 cominciò ad avvertire sintomi di un ostinato malessere ? si trattava di tubercolosi ? che lo costrinse a limitare la sua inces- sante vita operativa. L'accettazione della malattia sublimò la sua vita, quale consapevole offerta a Dio della rinuncia a tutto quanto avrebbe ancora potuto fare. Una pleurite lo stroncò in 18 mesi. L'8 settembre 1853, verso le ore venti, il giorno della solennità della Natività della Santissima Vergine, Federico Ozanam esalò dolcemente un lungo sospiro. Fu l'ultimo. Maria era venuta a prendere il suo amato figlio e ad introdurlo nella ineffabile letizia dell'Infinito.
Fu beatificato a Parigi, il 22 agosto 1997, da parte del Papa Giovanni Paolo II, in occasione della XII Giornata mondiale della Gioventù.

Frasi di Federico Ozanam
"Ho trovato qui dei giovani maturi, forti nei pensieri, di sentimenti generosi, che consacrano la loro riflessione e le loro ricerche a questa alta missione che è anche la nostra. Ogni volta che un professore razionalista alza la voce contro la Verità rivelata, delle voci cattoliche si alzano per rispondere?. (a Ernest Falconnet, Parigi, 10 febbraio 1832).
"Il principio di una vera amicizia è la carità e la carità non può esistere nel cuore delle persone senza espandersi al di fuori; è un fuoco che si spegne se non è alimentato e l'alimento della carità sono le opere buone" (a Léonce Curnier, Lione, 4 novembre 1834).

?I grandi uomini sono quelli che non possiedono mai in anticipo il piano del loro destino, ma si sono lasciati condurre per mano da Dio.?

?Coloro che non vogliono alcuna credenza religiosa in un trattato scientifico, stimeranno forse che, ne? miei, abbia dato troppa parte al cristianesimo. Quanto a me, non conosco un uomo di cuore che voglia metter mano al duro mestiere di scrittore, senza che una convinzione lo domini.
Non aspiro punto a quella triste indipendenza il cui carattere sarebbe di nulla credere e nulla amare.?

?Bisogna che questi giovani signori sappiano che cosa è la fame, la sete, la miseria d?una soffitta; bisogna ch?essi conoscano i poverelli, i bambini ammalati, i fanciulli in lacrime; bisogna che essi li vedano e li amino. Ora questa vista risveglierà qualche battito nel loro cuore, se no, questa generazione è perduta! Ma non dobbiamo mai credere alla morte d?una giovane anima cristiana: essa non è morta, ma dorme!? (lettera a p. Pendola di Siena, giugno 1853)
?La terra si è raffreddata, tocca a noi cattolici rianimare il calore vitale che si estingue; tocca a noi ricominciare l?era dei martiri. Poiché essere martire è cosa possibile a tutti i cristiani; essere martire è dare la propria vita per Dio e per i fratelli, è dare la propria vita in sacrificio, sia che il sacrificio venga consumato d?un colpo come l?olocausto, o che si compia lentamente e che bruci notte e giorno come i profumi sull?altare; essere martire è dare al Cielo tutto quel che se ne è ricevuto: il proprio oro, il proprio sangue, la propria anima per intero. Questa offerta è nelle nostre mani; questo sacrificio noi lo possiamo fare; sta a noi scegliere a quali altari ci piacerà portarlo, a quale divinità noi consacreremo la nostra giovinezza e i tempi che la seguiranno, a quale tempio ci daremo appuntamento: ai piedi dell?idolo dell?Egoismo, o al santuario di Dio e dell?umanità.? (da una lettera del 13 febbraio 1835, a L. Curnier)

Verso il termine della propria vita scrisse: "So che il mio male è grave, ma non disperato, che ci vorrà molto tempo per guarire e che posso anche non guarire, ma mi sforzo di abbandonarmi con amore alla volontà di Dio e dico, sfortunatamente più con le labbra che col cuore: voglio quello che tu vuoi, voglio come tu vuoi, voglio per il tempo che vuoi, voglio perché tu vuoi" (a Salvat Francisteguy, Pisa, 3 aprile 1853).

Nell'omelia pronunciata in occasione della beatificazione di Federico Ozanam, il Santo Padre ha detto di lui: "Amava tutti gli indigenti... Confermava l'intuizione di S. Vincenzo: "Amiamo Dio, fratelli, amiamo Dio, ma che ciò sia a spese delle nostre braccia, che sia con il sudore dei nostri volti" ... Ha avuto il coraggio perspicace di un impegno sociale e politico di primo piano, in una epoca agitata della vita del suo paese, perchè nessuna società può accettare la miseria come una fatalità senza che il suo onore sia intaccato... La Chiesa conferma oggi la scelta della vita cristiana che egli ha assunto".