Riflessioni /Santi e Beati

Antonia Mesina

La Beata Antonia Mesina, vergine e martire, nacque ad Orgosolo (Diocesi di Nuoro) il 21 giugno 1919, da Agostino, guardia campestre, e Grazia Rubanu, casalinga. Era la secondogenita di nove fratelli e sorelle, sei dei quali morirono in tenerissima età.
Antonia ricevette il Battesimo il 30 giugno 1919 e, quando aveva appena un anno e mezzo, la Cresima dal Vescovo mons. Luca Canepa.
All'età di sette anni fece la prima Comunione e da allora dimostrò viva devozione per Gesù Eucaristia.
Ben presto dovette aiutare la mamma nel disbrigo delle faccende domestiche e nell'accudire i suoi fratelli più piccoli, dimostrando sempre grande disinteresse di sé e dedizione generosa per la famiglia. Nonostante la giovane età, Antonia appariva già una donna matura, con un carattere riservato, e sempre attento ad evitare tutto quanto potesse offendere il suo buon nome e la sua modestia.

Si iscrisse all'Azione Cattolica nel 1929 come "Beniamina" e nel 1934 come "Effettiva". Dall'Eucaristia e dalla devozione al Sacro Cuore di Gesù e alla Madonna attinse forza per una spiritualità del quotidiano, maturando una vita intensa di pietà e di particolare amore per la virtù della purezza. Nell'anno sociale 1934-1935, partecipò ad un corso di lezioni e riflessioni sulla virtù della purezza, durante il quale gli fu presentata, dal parroco don Cabras, la figura di Maria Goretti, fanciulla martire per questa virtù: confrontandosi con le amiche più volte affermò che avrebbe seguito la stessa strada.

L'entusiasmo per l'eroicità del martirio, inculcatogli dalla "crociata per la purezza", si fece sentire ancora più forte quando, dopo aver appreso la notizia di una violenza perpetrata contro una giovane di un paese vicino, non esitò a dire: "se dovesse accadere a me, mi farei schiacciare come una formica anziché cedere!" La mattina del 17 maggio 1935, Antonia, dopo aver partecipato alla celebrazione Eucaristica, su richiesta di sua madre, si recò, in compagnia dell'amica Anna Maria Castangia, nelle campagne del paese in località Ovaddutai, per raccogliere un po' di legna che sarebbe servita per la cottura del pane in casa. Un giovane compaesano, seguitele per tutto il tragitto, aggredì Antonia, ma lei, per non cedere all'insana passione del giovane, resistette con tutte le sue forze e preferì, all'età di sedici anni, farsi massacrare con settantaquattro colpi di pietra piuttosto che perdere il sommo bene della fedeltà a Cristo nella sua purezza.

Antonia Mesina era una devota di Maria. Era vissuta oscuramente, come tutte le donne sarde, in un paesino adagiato sulla scarpata di una montagna nel cuore della Sardegna.
Legata indissolubilmente alla casa dalla cura di numerosi fratelli, sarebbe rimasta nell'oscurità se il finale tragico della sua esistenza non avesse gettato una luce su tutta la sua vita e non avesse confermato, sotto la semplicità e normalità della vita quotidiana, una tempra di santa.
Fu dopo la sua morte che le compagne ricordarono e dettero peso alle minute e molteplici manifestazioni di virtù che Antonia aveva date in vita. Si ricordarono della sua serietà, della sua compitezza, della sua pietà. Si ricordarono che Antonia, quando, dopo una giornata spossante di lavoro in casa, se le rimaneva un ritaglio di tempo libero, si accoccolava sotto la cappa del camino e scorreva i grani della corona. A «legnare», sulle alture, ci andava con le compagne, e al ritorno le portava davanti a una cappella solitaria e le invitava a recitare il Rosario insieme.
L'unica fotografia che abbiamo di lei, in caratteristico costume sardo, ce la presenta con la corona in mano.
Negli ultimi tempi della sua vita aveva straordinariamente moltiplicato le pratiche di pietà. Uno strano presentimento le si era affacciato alla mente: «Ecco, io sono morta! Che cosa fate voi?», diceva ai fratelli spaventati. Un'altra volta confidò alle compagne: «Morrò presto, e vi tirerò tutte lassù con me!».
Il presentimento della prossima fine si avverò. L'appello «Madonna mia!», lanciato nella lotta finale, le assicurò l'assistenza di Maria e la vittoria delle vergini. La Corte d'Appello confermò la pena di morte sentenziata dai
Tribunali. La richiesta di grazia fu respinta dal re. Un mattino prima dell'alba, Ignazio Catgiu, l?assassino di Antonia Mesina, fu portato, con gli occhi bendati e le mani legate, in un prato solitario...
Una scarica di fucileria, e il giovane stramazzò a terra...
Ignazio Catgiu, nel corso del processo, aveva caparbiamente negato il delitto e ostinatamente rifiutato il sacerdote. La vigilia dell'esecuzione, con grande stupore di tutti, chiese il prete, poi si confessò e comunicò! Antonia Mesina, dal Cielo, aveva ottenuto, dalla Regina delle Vergini, la salvezza eterna di chi aveva inutilmente insidiato la sua purezza!
Il 4 ottobre 1987 il Santo Padre Giovanni Paolo II ha proclamato Beata la vergine martire Antonia Mesina.

Testimonianza della madre:
Un giorno era andata a comprare qualche cosa necessaria alla famiglia, in un paese poco lontano dove c?era un giovinastro non così rispettoso, pare, verso le fanciulle, come sono invece la maggioranza dei giovani di Orgosolo. Antonia tornò a casa accigliata ed oscura e dichiarò recisa: ?Mamma, in quel negozio non ci vado più!?. Io, avendo capito, cercai di volgere la cosa in scherzo: ?Come! È per il tale? Un po? bruttino, sì, ma non sarebbe un cattivo partito, tanto è vero che ti ha chiesta in sposa!?. ?Me? ? chiese con forza la figliola ? Io probabilmente non mi
sposerò, ma se dovessi farlo, saprei ben scegliere!?. E caricò le parole con un?occhiata
significativa?.

Dall'omelia del Papa nella festa di beatificazione:
?Il suo martirio è anzitutto il punto di arrivo di una dedizione umile e gioiosa alla vita della sua numerosa famiglia: è stato il suo sì costante al servizio nascosta in casa che l?ha preparata ad un sì totale?Il fascio di legna raccolto per fare il pane nel forno di casa, quel giorno di maggio del 1935, rimane sui monti accanto al suo corpo straziato da decine di colpi di pietra. Quel giorno si accende un altro fuoco e si prepara un altro pane per una famiglia molto più grande. Beata perché "pura di cuore". Antonia è consegnata a voi laici, a voi giovani, come testimonianza di un amore in cammino, capace di vedere oltre l'uomo, di "vedere Dio" (Mt 5, 8);
è consegnata a voi come esempio di fede matura, libera da compromessi, consapevole della dignità umana e cristiana della persona; canto di speranza per le nuove generazioni che lo Spirito continua a chiamare alla radicalità del Vangelo".